EDITORIALE  Musica et Terapia n°4

Il secondo numero del 2001 si apre con il prezioso contributo di Alberto Schön.  
Le sue riflessioni attraversano diversi aspetti dell’esperienza sonoro/musicale individuando suggestive analogie e commistioni tra l’ascolto musicale e l’ascolto clinico. Schön ci ricorda come anche all’interno di una psicoterapia verbale sia importante ascoltare la “musica” del paziente e quanto questo ascolto possa essere utile ad una migliore comprensione e condivisione. Le parole di Schön trovano eco in Pier Luigi Postacchini che descrive un intervento rivolto a pazienti tossicodipendenti ricoverati in una Casa di Cura per disturbi psichici. Il suo contributo descrive una terapia di gruppo dove l’ascolto musicale ha avviato un lento e faticoso processo integrativo. La narrazione di Postacchini comunica con efficacia l’alta densità emotiva di questa esperienza e sollecita altresì una riflessione sulle capacità contenitive ed elaborative che il musicoterapista deve possedere per operare in tali contesti.
I contributi successivi si spostano su di un versante più strettamente riabilitativo. Giuseppe Scarso e Alice Visintin, nel presentare l’approccio musicoterapico al paziente in coma, sottolineano come anche in tale contesto la dimensione relazionale svolga un ruolo centrale; nel loro contributo descrivono una metodologia attiva che cerca di attuare con il paziente una relazione comunicativa.
Claudio Bonanomi, Maria Cristina Gerosa e Lucia Corno trattano l’ambito psicogeriatrico presentando due diverse modalità di verifica (rispettivamente quantitativa e qualitativa). Se Claudio Bonanomi e Maria Cristina Gerosa illustrano un’interessante ricerca volta a dimostrare l’efficacia dell’intervento musicoterapico, Lucia Corno narra due storie cliniche coinvolgenti ed esemplificative.
Il “suono del silenzio” di Alicia Gibelli ci introduce nell’ambito dei disturbi afasici evidenziando come l’approccio musicoterapico possa svogere un ruolo non secondario nel trattamento di queste patologie. Massimo Borghesi e Andrea Ricciotti ci riconducono nell’alveo delle riflessioni teoriche approfondendo il concetto di setting e descrivendo le peculiarità che esso acquista in ambito musicoterapico.