Editoriale di Musica et Terapia n. 6 - Giugno 2002

La musicoterapia italiana nasce e si sviluppa a partire dagli anni 70 soprattutto in ambito educativo.

La riforma scolastica del 1977 infatti, che prevedeva l’abolizione delle scuole speciali e delle classi differenziate promuovendo l’integrazione, costituì una importante occasione per sperimentare interventi a carattere musicoterapico che furono orientati sopratutto in senso preventivo.

Fin da subito l’accostamento della dimensione terapeutica a quella educativa sollevò lecite perplessità; esisteva peraltro una terza dimensione, l’animazione, che complicava ulteriormente l’esigenza di definire specificità e pertinenze d’intervento. 

Tutta la questione era infine condizionata dal clima tendenzialmente ideologico di quegli anni. La nostra rivista torna sull’argomento cercando di delineare con un numero quasi monografico gli aspetti che caratterizzano attualmente la prassi musicoterapica in ambito scolastico e gli apporti che tale disciplina può fornire ai processi educativi. 

L’articolo di Spaccazocchi introduce il tema sottolineando come gli aspetti sonoro/ musicali, che connotano qualsiasi rapporto, possano condizionare la qualità della relazione interpersonale (e quindi anche del processo educativo che da essa dipende strettamente); ne consegue la necessità di una formazione in tal senso. 

Massimo Borghesi ed Enrico Strobino entrano nel cuore della questione dialogando sui concetti di musicoterapia, educazione musicale, animazione musicale; il loro contributo accresce la nostra conoscenza sul tema delineando chiaramente la specificità dei diversi approcci ma anche i territori dov’è possibile osservare sovrapposizioni. 

Seguono quattro articoli che illustrano altrettante modalità di impiegare l’elemento sonoro/ musicale in un contesto educativo. 

Elisabetta Albanesi descrive un intervento di gruppo con finalità integrative, Silvia Melchiorri ci parla di un trattamento individuale di musicoterapia, Stella Minella prospetta un’educazione musicale ricca di implicazioni musicoterapiche, Mauro Sarcinella definisce e precisa il concetto di animazione musicale. 

La rivista prosegue con altri tre articoli che solo in parte si allontanano dal tema.

Antonella Grusovin si ricollega alle tematiche trattate da Maurizio Spaccazocchi, Karin Selva descrive un’esperienza condotta in un centro riabilitativo che può essere utilmente confrontata con quelle condotte in ambito educativo; l’ultimo contributo (musicoterapista/ musicoterapeuta), che cerca di precisare specificità professionali e ambiti d’intervento, si riconette alle riflessioni di Borghesi e Strobino orientate in tal senso anche se relativamente al rapporto educazione musicale/ musicoterapia.